con il contributo della Fondazione Cariplo

Gli ultimi testimoni | Nadežda Matveevna Denisova

Sezione: Gli ultimi testimoni. Gli italiani di Crimea

23/09/1930: Nadežda Matveevna nasce a Kerč’. La madre, Larisa Sevost’janovna (nata Giachetti) (1910-1982), lavora in un conservificio senza possedere alcuna specializzazione. Il padre, Matvej Fedorovič Tubal’cev, lavora come ebanista in un’impresa edile. Il fratello Vjačeslav (Vincenzo) è nato nel 1935 e la sorella Tamara nel 1941.
1941: finisce la quarta classe a Kerč’.
28 gennaio 1942: deportazione in Kazakistan attraverso Novorossijsk – Baku – Krasnovodsk – Aral’sk.
1942: arrivo ad Aral’sk in aprile. Matvej Fedorovič viene arruolato nell’esercito del lavoro ad Astana.
1944: il padre ottiene il permesso di ricongiungersi alla famiglia. Si trasferiscono tutti in un piccolo villaggio non lontano da Astana.
1945: finisce la settima classe ad Astana e inizia a lavorare come analista per le ferrovie di Karaganda.
1948: la sorella del padre ottiene il permesso per la famiglia Tubal’cev di rientrare a Kerč’.
1948-1950: lavora come analista in un conservificio e segretaria nel comitato esecutivo di zona, intanto studia dattilografia.
1950-1953: lavora come segretaria e dattilografa presso la Krymstroj e frequenta le scuole serali.
1953-1957: frequenta la facoltà di geografia dell’università di Rostov sul Don.
1956: sposa Aleksandr Fedorovič Denisov (1935-2008), un marinaio di mercantili che lavorava nei cantieri.
1957: nasce la figlia e ritorna a Kerč’.
1959-1963: studia per corrispondenza presso l’istituto commerciale di Mosca e lavora, prima come ragioniera poi come vicecapo ragioniera, in un’azienda che si occupa di scambio di prodotti industriali.
1973: lavora come ragioniera per la Sojuzvneštrans.
1985: va in pensione.

Prima parte dell’intervista

Seconda parte dell’intervista

Terza parte dell’intervista

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Intervistatore: Alena Kozlova
Operatore: Victor Griberman
Trascrizione: Irina Kunin
Traduzione: Zeno Gambini
Giulia Giachetti Boico per la sua preziosa collaborazione a Kerč’

La storia di Nadežda in breve

Nadežda Matveevna, nata Tubol’ceva (Giachetti da parte di madre), è nata il 23/09/1930 a Kerč’. Il nonno materno, Sebast’jan (Sevost’jan) Giachetti (1870-1933), si era trasferito in Russia all’età di 10 anni insieme al fratello alla fine del XIX secolo. Sua moglie si chiamava Elena Petrovna ed è morta negli anni ’50. Hanno avuto 9 figli: Panja, Anna, Maria, Larisa, Ivan, Petr, Viktor, Georgij, Il’ja. La madre, Larisa Sevost’janovna (nata Giachetti) (1910-1982), ha lavorato in un conservificio e non aveva alcuna specializzazione, mentre il padre, Matvej Fedorovič Tubal’cev, era ebanista in un’impresa edile. Il fratello Vjaceslav (Vincenzo) è nato nel 1935 e la sorella Tamara nel 1941. Nel ’40 il padre ha iniziato a costruire una nuova casa, ma è riuscito solo ad erigere le pareti di una stanza prima che la guerra scoppiasse. Quando sono iniziati i bombardamenti si sono trasferiti tutti a casa della nonna Elena Petrovna Giachetti e, quando i tedeschi hanno conquistato la zona, si sono rifugiati in un deposito. Il padre, che era stato riformato dall’esercito per motivi si salute, ha partecipato alle operazioni di difesa e dopo la liberazione di Kerč’, nel dicembre del ‘41, è potuto rientrare in città con la famiglia.

Il 28 gennaio del 1942 si sono presentati a casa loro degli uomini in borghese per comunicare che tutti gli italiani dovevano essere deportati in quanto traditori. Hanno concesso loro 2 ore per i preparativi ed era consentito portare solo 8 chili di bagaglio. Il padre, pur avendo la possibilità di restare, visto che dai documenti risultava di nazionalità russa, ha scelto di seguire la sua famiglia asserendo che anche nelle sue vene scorreva sangue italiano. A Kamyš Burun i deportati sono stati stipati nella stiva delle chiatte, mentre i malati sono stati sistemati sul ponte. La prima chiatta è stata bombardata davanti agli occhi dei deportati che erano in attesa di salpare. Giunti a Novorossijsk hanno proseguito il viaggio su camion diretti verso Baku, dove sono arrivati circa 2 mesi dopo. Il cibo era scarso e per procurarsene un po’ i deportati barattavano qualunque cosa, nelle principali stazioni ferroviarie si potevano incontrare persone che offrivano cibo in cambio di oggetti di valore. All’interno dei vagoni alcuni hanno iniziato ad ammalarsi di dissenteria, altri sono morti. A quel punto la guardia ha acconsentito a che i morti fossero seppelliti non lontano dal terrapieno.

La motonave “Turkmenistan” ha trasferito a Krasnovodsk i deportati, che hanno poi raggiunto il Kazakistan in treno.

Nell’aprile del 1942 la famiglia Tubal’cev è arrivata alla sua destinazione finale, Aral’sk. Poco dopo, il padre è stato arruolato nell’esercito del lavoro di Akmolinsk, mentre Larisa Sevast’janovna è andata a vivere in una baracca diroccata in riva al mare insieme ai figli. La madre si è ammalata quasi subito ed è stata ricoverata in ospedale, mentre Nadja è rimasta con Tamara e Slava. Hanno trascorso giorni interi sotto le finestre dell’ospedale militаre in attesa. Qualcuno si è accorto che i bambini erano debilitati, allora la madre è stata trasferita in un altro ospedale e ai suoi familiari è stata data una sistemazione decente in una casa di kulaki deportati, così i bambini sarebbero potuti andare all’asilo. Una volta dimessa Larissa Sevost’janovna ha lavorato in uno stabilimento ittico, poi  come addetta alla filatura della lana e anche come donna delle pulizie. [...] Nadja ha terminato la sesta classe ad Aral’sk e nel 1944 il padre ha ottenuto il permesso di ricongiungersi alla famiglia ad Astana. Vivevano in un paesino a 12 km da Astana la vita era dura e i genitori di Nadja erano gravemente debilitati. Raccoglievano le spighe di nascosto, per questo sono stati anche picchiati da un sorvegliante, ma hanno continuato lo stesso. Il padre lavorava in una fabbrica di mattoni e costruiva mulini. Mentre studiava in un collegio di Akmolinsk Nadja sentiva la nostalgia di casa e ha provato a tornare dai genitori, ma saltando giù dal treno si è fatta molto male e ha dovuto rinunciare. Nel 1945 ha iniziato a lavorare come analista nelle ferrovie di Karaganda e nel 1948 la sorella del padre ottiene per la famiglia Tubal’cev il permesso di rientrare a Kerč’. All’inizio sono stati ospitati da alcuni parenti, poi si sono costruiti un riparo sotterraneo. Nadja ha lavorato come analista in un conservificio, poi come segretaria nel comitato esecutivo di zona. Ha studiato dattilografia e ha lavorato alla Krysmtroj come segretaria e dattilografa. Ha frequentato le scuole serali, nonostante i genitori fossero contrari, soprattutto il padre, che stava costruendo la casa e avrebbe voluto che lei restasse lì ad aiutarlo. Nel 1953 ha finito la scuola conquistando la medaglia d’argento. Dal momento che le iscrizioni alla facoltà di chimica dell’università di Rostov sul Don erano già chiuse, ha deciso di iscriversi a geografia e mentre frequentava il terzo anno si è sposata con Aleksandr Fedorovič Denisov (1935-2008). Nel 1957 è nata la figlia Larisa, il marito ha continuato a servire in marina, mentre Nadežda è stata costretta a ritirarsi dall’istituto per tornare a Kerč’.Dopo che il marito è stato congedato, lei ha frequentato l’istituto commerciale di Mosca per corrispondenza e per dare gli esami si recava nella sede di Doneck. Hanno continuato a vivere in un rifugio interrato. Il marito ha lavorato in una fabbrica che restaurava barche per poi imbarcarsi sui cargo. È stato spesso in Italia e ha condiviso con la moglie le sue impressioni in merito. Nel 1962 hanno ottenuto una stanza in un appartamento in coabitazione e l’anno seguente Nadežda ha finito i suoi studi all’istituto. Ha lavorato alla Promtorg per 25 anni, prima come contabile e poi come vicecapo dell’ufficio contabile. Dal 1973 ha lavorato per la Sojuzvneštrans e nel 1985 è andata in pensione.

Le foto sono state gentilmente concesse da Nadežda Matveevna Denisova.


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