Una condanna assurda per tenere Khodorkovsky in prigione nonostante il fallimento delle tesi dell’accusa
Il verdetto distrugge le speranze di avere uno stato di diritto, dei tribunali indipendenti, calpesta la difesa dei diritti di proprietà e l’impegno per combattere la corruzione in Russia; la difesa critica aspramente “la farsa della giustizia”
Mosca, 27 dicembre, 2010 – Oggi un tribunale di Mosca ha condannato Mikhail Khodorkovsky e Platon Lebedev per appropriazione indebita di due terzi della produzione totale di 6 anni della Yukos. La condanna in questo finto processo durato 22 mesi conferma la parzialità del sistema giudiziario russo e la corruzione di alcuni funzionari che continuano a considerare Khodorkovsky una minaccia e cercano di impedire il suo rilascio previsto nel 2011. Khodorkovsky sta già scontando una condanna di 8 anni emessa nel 2005, ma che risale al suo arresto nel 2003. Se fosse stato riconosciuto non colpevole sarebbe stato rimesso in libertà nel 2011, un anno prima delle elezioni presidenziali russe. Il verdetto è atteso questa settimana o, al massimo, a metà gennaio dopo le feste. La richiesta dell’accusa è di 14 anni.
Secondo l’avvocato principale della difesa Vadim Klyuvgant: “Il processo è stato una farsa, le accuse sono assolutamente false, ma temo la sentenza”.
Il comportamento dell’accusa e del giudice hanno trasformato il processo in una commedia. Nonostante abbia ingannato il tempo con la lettura di un dossier di 188 volumi composto principalmente da copie di documenti della Yukos scelti in modo tendenzioso e abbia fatto sfilare in tribunale testimoni compiacenti per porre loro domande irrilevanti, l’accusa non è stata capace di dimostrare (e non ha nemmeno tentato di farlo) come la Yukos abbia potuto coprire i costi operativi, compiere ingenti investimenti e acquisizioni, pagare le tasse e distribuire dividendi se, secondo le imputazioni, l’intera produzione petrolifera della Yukos per un periodo di sei anni fosse stata rubata. Alla fine del processo l’accusa ha improvvisamente cercato di salvare la faccia riducendo di circa un terzo la quantità di petrolio presumibilmente rubata, ma è riuscita solamente a mettere in luce le lacune della propria tesi.
Le autorità hanno cercato invano di legittimare il processo. Agli imputati è stato permesso di parlare in tribunale quasi senza alcuna restrizione ma il giudice ha bloccato gli avvocati della difesa quando hanno cercato di presentare prove a favore della loro tesi e si è rifiutato di ascoltare molti testimoni ed esperti. Anche se il giudice ha regolarmente annullato la maggioranza delle mozioni della difesa, la difesa e gli imputati hanno continuato fino alla fine a fare tutto il possibile per fare valere le loro ragioni e hanno messo in rete tutte le prove respinte dal tribunale.
La condanna in questo processo è basata su accuse false che sono in contraddizione con le accuse altrettanto palesemente false del primo processo contro Khodorkovsky e Lebedev e con le condanne che hanno portato alla bancarotta della Yukos oltre che con la posizione ufficiale sostenuta dalla Russia presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Da un lato si sostiene che Khodorkovsky e Lebedev abbiano rubato un’ingente quantità di petrolio, dall’altra si riconosce l’esistenza di tale petrolio e il pagamento delle imposte relative.
Dal punto di vista politico, è importante sottolineare che nel processo più famoso della Russia, seguito attentamente dal pubblico e dai media di tutto il mondo, il tribunale abbia ripetutamente ignorato le regole procedurali e sostanziali. Questo testimonia il potere di quei funzionari corrotti che tentano di giustificare il fatto di aver confiscato e preso il controllo della Yukos e cercano di isolare Khodorkovsky e Lebedev dalle sfere degli affari e della politica, tenendoli in prigione il più possibile. Il Primo Ministro Vladimir Putin è intervenuto pubblicamente parlando di questo caso giudiziario, con ovvia influenza sul suo esito, il 16 dicembre, il giorno dopo che la lettura del verdetto ero stata posticipata senza che fossero note le ragioni. Con il processo ancora in corso, il Primo Ministro ha fatto riferimento alle accuse mosse contro Khodorkovsky dichiarando che la sua colpevolezza era stata provata in Tribunale e che l’imputato avrebbe dovuto rimanere in prigione.
Il processo e il suo verdetto sono una sfida e allo stesso tempo un affronto agli sforzi del presidente Dmitri Medvedev di riformare il sistema della giustizia penale russa e di combattere la corruzione. Se questo verdetto di colpevolezza fosse confermato in appello saremo di fronte alla vittoria di alcuni funzionari corrotti che controllano il sistema giudiziario di un Paese che non riesce a modernizzarsi, a differenza di quanto vorrebbero i suoi cittadini.