Grigorij Michajlovič Pas’ko, Come sopravvivere alle prigioni in Russia, Bollati Boringhieri, 2010

Sezione: Agenda, Letture

«Biscottini», così vengono chiamati nelle carceri russe i nuovi arrivati. Che sono tanti, più che in qualsiasi altro Paese europeo: del resto in Russia non c’è scampo, o sei stato in prigione almeno una volta o ci andrai a breve. Pas’ko racconta, con la voce di un carcerato «esperto», la degradante trafila che attende chi ha appena varcato la soglia della prigione: interrogatori massacranti e violenti, condizioni di deprivazione morale e materiale. Poi la quotidianità, apparentement insopportabile per chi sta fuori, della vita carceraria, i corpi ammassati sulle poche brande, l’assenza di acqua corrente, la necessità di «dormire a turno», lo sforzo di mantenere un briciolo di umanità con la lettura e, quando consentito, la scrittura, per dare un senso alla sopravvivenza. È un panorama che richiama i Gulag e i metodi del Kgb, ma è la Russia degli anni novanta quella narrata da Pas’ko: un Paese che si vuole moderno ma applica ancora la pena di morte, uno Stato che nutre aspirazioni comunitarie ma viola sistematicamente i diritti umani, un alleato politico che tratta alla pari con le democrazie europee ma continua ad alimentare i campi di lavoro in Siberia.
Il libro porta in Italia un caso clamoroso di cui si è occupata anche Amnesty International.
Pas’ko racconta la cronica mancanza di libertà di un Paese che sarà presto nella Comunità Europea.
Un memoir spietato e a tratti ironico, un esempio di grande letteratura di denuncia.
(http://www.bollatiboringhieri.it/novita.php)